Forestale, arriva referendum interno ma Patrone snobba i sindacati
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- Mercoledì, 29 Luglio 2015

La scorsa settimana la Camera dei Deputati ha approvato la riforma della Pubblica Amministrazione. L'intenzione sciagurata del governo di smantellare il Corpo forestale dello Stato dunque è realtà: al Ddl manca soltanto il disco verde del Senato, che Renzi vuole già prima della pausa estiva. «Come Movimento 5 Stelle, le abbiamo tentate tutte in sede di discussione in Aula. Abbiamo persino presentato un emendamento per far sì che gli agenti del corpo potessero confluire tutti in una forza di polizia civile, ma nulla. Il PD e il resto della maggioranza hanno fatto muro, dando il là allo sparpaglio dei componenti di questa forza che finiranno per la maggior parte nell'Arma dei Carabinieri, ma anche nei Vigili del Fuoco e in altri segmenti della pubblica amministrazione». È quanto affermano i portavoce del M5S alla Camera dei Deputati Massimiliano Bernini e Patrizia Terzoni. E ora? Gli stessi agenti si sono messi all'opera per fare quadrato e compattare le loro forze attraverso l'iniziativa "La voce dei forestali". Una consultazione referendaria che coinvolge tutti, dai dirigenti agli agenti di ogni ordine, grado e qualifica. «Il M5S accoglie con favore ogni forma di consultazione dal basso, ovvero il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che li toccano direttamente e per questo condivide il referendum interno proposto da tutte le sigle sindacali del Corpo di Polizia Forestale. Siamo sicuri - sottolineano - che tutti i Lavoratori del CFS si esprimeranno sfavorevolmente nei confronti di questa riforma della PA che prevede la dissoluzione dell'unicità, della specificità e dell'autonomia investigativa del Corpo, nonché la militarizzazione degli agenti, fatto gravissimo, senza precedenti in occidente, degno solo delle peggiori dittature». A una situazione già grottesca di suo, con una maggioranza parlamentare che prima approva la legge sugli ecoreati e poi cancella l'unica forza che in questo paese li contrasta, si aggiunge l'atteggiamento inspiegabile del capo del CFS cesare patrone. Il numero uno del corpo ha comunicato che si presenterà davanti alle sigle sindacali soltanto alla fine dell'iter parlamentare che riguarda il Ddl Madia. Praticamente, vuol tornare al tavolo a giochi fatti. Insomma, tagliar fuori le rappresentanze sindacali è la nuova moda dell'estate, lanciata in primis da Matteo Renzi e dai suoi in sede di stesura del testo del Ddl. Per questo la consultazione interna tra gli agenti diventa ancor più importante nel futuro prossimo. Ribaltare la situazione è complicato, ma il M5S è con loro. (fonti beppegrillo.it)









