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Apertura anno giudiziario Corte dei Conti - Paese assuefatto alla cultura della corruzione
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- Mercoledì, 23 Febbraio 2011
Con l’intento di formulare una breve riflessione riportiamo alcune considerazioni che ci sembrano meritevoli di osservazione, emerse nella presentazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti. La corruzione e le frodi dice il procuratore generale sono "patologie" che "continuano ad affliggere la pubblica amministrazione". Il fenomeno, sembrerebbe riguardare soprattutto aiuti e contributi nazionali e dell'Ue. "I dati al riguardo non consentono ottimismi, la situazione di cattiva amministrazione, nonostante i progressi conseguiti in termini di efficienza, a partire dalla legge Brunetta, continua a caratterizzare in negativo l'immagine complessiva dell'apparato amministrativo". Inoltre, prosegue Ristuccia, una "diminuzione delle denunce che potrebbe dare conto di una certa assuefazione al fenomeno verso una vera e propria 'cultura della corruzione". Parole che non possono e non debbono cadere nel vuoto per il Coordinamento Sicurezza UGL.. Soprattutto se sostenute da argomentazioni oggettive, che inducono a pensare che non ci sia ferma convinzione di porre in essere ogni azione utile al contrasto e prevenzione di un fenomeno che, ancora una volta, purtroppo sembra essere tipicamente italiano. In questo senso sono formulate critiche corrosive circa la volontà politica di modifica alle disciplina delle intercettazioni, che continuano ad essere lo strumento principe nella lotta a questi particolari reati; così come, le questioni connesse ai termini di prescrizione, che dal 2005 per il suddetto reato, passano dai 15 anni ai 7,5, con evidente probabilità di non conclusione dell’iter processuale nei tempi ordinari. Poiché la corruzione è come l’acqua e riesce ad infiltrarsi in ogni piccola fessura, non si può non condividere l’impostazione di norme penali e processuali che aiutino a contrastare un fenomeno che rischia di far naufragare ogni ipotesi di investimento sociale e di promozione della cultura della legalità. Le cifre, che pur testimoniano una crescita nel 2010 per i reati corruttivi, non sono tuttavia a nostro avviso in grado di rendere una reale portata del fenomeno. Infatti la forte e fondata preoccupazione è che gran parte di questi reati, riprovevoli moralmente prima che penalmente, rimangano non denunciati. Situazione questa non accettabile per una Paese che voglia migliorare. Se così non fosse dovremmo credere che in Italia ci siano 237 casi di corruzione, 137 di concussione e 1090 di abuso d'ufficio, che rispetto a quelli denunciati nel 2009 indicano un incremento del 30,22% dei reati corruttivi, mentre si riscontra un decremento rispettivamente del 14,91% e del 4,89% per i reati concessivi e d'abuso d'ufficio. Quindi complessivamente le forze di polizia hanno denunciato 708 persone per corruzione, 183 per concussione e 2290 per abuso d'ufficio. In ultimo il massimo esponente della magistratura contabile interroga la classe politica sugli effetti del federalismo sulla materia. "Ci si interroga in termini dubitativi se, il decentramento della spesa pubblica possa contribuire a ridurre la corruzione" poiché è "più diretta la relazione tra decisioni prese e risultati conseguiti" oppure se, "possa avere l'effetto contrario ed aumentare la corruzione quando la vicinanza a interessi e lobbies locali favorisca uno scambio di favori illeciti in danno della comunità amministrata". Ma scomodando Balzac che sosteneva che “ Corruzione è l’arma della mediocrità” dovremmo pensare di voler fortemente combattere ogni forma di delitto contro la pubblica amministrazione, per noi essere uno stato mediocre. Ciò, in un momento difficile nel quale è complesso anche dividere il concetto di cosa pubblica rispetto a quella privata. Sembra tuttavia utile ricordare come la schizofrenia del nostro sistema politico legislativo abbia già in passato sperimentato percorsi di contrasto per poi tornare al punto di partenza: Al riguardo la legge 13 gennaio 2003, n. 3 ha istituito nel nostro ordinamento l’Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito all’interno della pubblica amministrazione. L'articolo 68, comma 6, del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, ha successivamente soppresso l’Alto Commissario. Con DPCM del 5 agosto 2008 le relative funzioni sono state attribuite al Dipartimento per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione che ha istituito il Servizio Anticorruzione e Trasparenza. Contrastare e reprimere seriamente questi reati aiuta ad arginare una tendenza, ormai diffusa, di mescolare colpe individuali in un malcostume collettivo, che colpisce tutti indiscriminatamente, producendo un danno, non sappiamo se pubblico o privato, ma sicuramente collettivo.










