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Notizie

Le paghe dei Parlamentari

Si prende spunto da un articolo di Franco Bechis per "Libero" per fare chiarezza e chiedere un po’ di sacrifici anche agli altri e non ai soliti noti. A un operaio che porta a casa 800 euro al mese il fisco italiano prende il 23 per cento dei suoi guadagni. A un insegnante che ne guadagna poco più di mille, il fisco chiede il 27 per cento. A chiunque superi i 3.500 euro netti al mese viene applicata l'aliquota fiscale del 43%. Ciò avviene in quasi tutta Italia meno che in Parlamento nelle buste paga di chi viene eletto al Senato e alla Camera dei deputati. La maggiore parte dei deputati mette in tasca ogni mese 15.027,81 euro. Per loro al fisco viene girato un assegno mensile di 3.899,75 euro. Poiché la matematica non è una opinione si tratta del 20,60% del lordo complessivo e rappresenta l'aliquota sulle persone fisiche più bassa d'Italia. Si direbbe quindi che Montecitorio rappresenta l'ultimo paradiso fiscale sopravvissuto all'offensiva internazionale che si è scatenata con l'ultima crisi finanziaria. Nel Parlamento nessuno conosce gli artigli delle Finanze e la grinta degli esattori dell'Agenzia delle Entrate in quanto vige il celebre regime dell'extraterritorialità. Nei Palazzi che mettono in riga gli italiani, li schiaffeggiano a colpi di manovra, ordinano di frugare nelle loro tasche, scatenano con leggi e leggine la caccia all'untore i 630 deputati e 315 senatori si sono aggiunti nemmeno per legge, ma per prassi consolidata un'altra immunità, una sorta di scudo fiscale ad personam. Dei 15 mila euro messi in tasca ogni mese solo un terzo è rappresentato dalla cosiddetta indennità parlamentare, quella che si afferma di dovere tagliare col quel misero 10 per cento. Certamente non cambierà un granché perché invece di 15 mila i deputati metteranno in tasca 14.500 euro al mese una limatina di unghie (uno sconto del 3,63%) in quanto i due terzi delle entrate mensili di un parlamentare vengono da rimborsi spese a forfait spesso un po' fasulli. Sulla carta ricevono 4.003,11 euro al mese di diaria, che dovrebbe rimborsare il loro soggiorno a Roma per un massimo di 15 notti al mese e naturalmente tale importo viene percepito anche dai 200 parlamentari che a Roma vivono da sempre e lì sono residenti. Non si tratta di un rimborso, ma di uno stipendio del tutto esentasse. Altri 4.190 euro al mese netti (al Senato di più) sono rimborso per le spese sostenute per tenere il rapporto fra eletto ed elettore, ma ora che la legge elettorale non impegna nessuno in collegio, perché si è scelti dal leader e la propria elezione è decisa a tavolino prima delle urne, quali spese ci sono? Poche o nessuna, e mai rendicontate. Quei 4.190 euro sono diventati puro stipendio per tutti. Esentasse. I 1.107,9 euro al mese di rimborso taxi, poi, non dovrebbero essere assegnati a quelli che vivono a Roma e agli altri che hanno l'auto blu a disposizione (circa 400 Parlamentari) L’unica spesa vera da rimborsare dovrebbe essere quella delle bollette del telefonino: 258 euro al mese, ma degli altri benefit (dalla casa all'auto) un normale individuo italiano sarebbe tassato tranne che per i miracolati di Montecitorio. (a cura del Coordinamento per le Politiche del Pubblico Impiego UGL)

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