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Notizie

Ugl: malessere poliziotti, 60% non arriva a 1200 euro al mese - Rapporto, un terzo non è soddisfatto del proprio lavoro

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - Un terzo non è soddisfatto del proprio lavoro e oltre l'80% ritiene il suo stipendio insufficiente. Una condizione che rispetto a cinque anni fa è peggiorata per circa uno su dieci e che secondo l'Ugl, che ha svolto il sondaggio su 15 mila dipendenti delle forze di polizia si riflette negativamente sulla percezione del proprio ruolo sociale. Sono oltre mezzo milione i dipendenti del "comparto sicurezza", tra cui circa 100mila poliziotti e 100mila carabinieri, 62mila della guardia di finanza, 40mila della polizia penitenziaria, 32mila vigili del fuoco e 8mila del Corpo forestale.

Rispetto al 2008, ultimo anno in cui sono state stanziate risorse per la contrattazione collettiva del pubblico impiego, è aumentata dal 50% al 60% la percentuale di coloro che reputa la retribuzione in relazione alle condizioni di lavoro il più grave problema. Il 90% degli intervistati vive con uno stipendio netto inferiore ai 1.500 euro al mese, circa il 60% non arriva a 1.200. Oltre sei su 10 non hanno una casa di proprietà, mentre solo il 12%, pur vivendo lontano dal luogo di residenza vive in alloggi di servizio. "Sono preoccupato - commenta Giovanni Centrella, segretario Dell’Ugl - perché gli uomini delle forze di polizia non sono soddisfatti di come sono trattati. E loro rappresentano la spina dorsale del paese. Un asset che andrebbe finanziato, invece di tagliare come si è fatto dal 2008 ad oggi". "Emergono a chiare lettere - gli fa eco Paolo Varesi numero due della sigla sindacale - il disagio e gli effetti devastanti di una condizione economica e sociale da brivido, se si pensa alla delicatezza del ruolo svolto da queste persone per la collettività".

 


SICUREZZA: UGL, DATI ALLARMANTI SU DISAGI FORZE DELL'ORDINE



(AGENPARL) - Roma ,16 dic - Un terzo degli operatori delle Forze dell'Ordine non è soddisfatto del proprio lavoro e oltre l'80 per cento ritiene il proprio stipendio insufficiente. Una condizione che rispetto al 2008, ultimo anno in cui sono state stanziate risorse per la contrattazione collettiva del pubblico impiego, è peggiorata e che si riflette negativamente sia sulla percezione del proprio ruolo sociale sia sulla tenuta della famiglia. Negli ultimi cinque anni è aumentata dal 50% al 60% la percentuale di coloro che reputano la retribuzione in relazione alle condizioni di lavoro il problema più grave del comparto. Il 90% degli intervistati vive con uno stipendio netto mensile inferiore ai 1.500 euro, circa il 60% non arriva ai 1.200. Più della metà della retribuzione è destinata al mutuo o all'affitto, mentre solo il 12% vive in alloggi di servizio. Questi i dati emersi dalla presentazione del "Rapporto sul disagio socio-economico delle Forze di Polizia" elaborato dal Coordinamento Sicurezza Ugl sulla base di un sondaggio che ha riguardato un campione di 15mila operatori, di cui il 58% della Polizia di Stato, il 21 % della Polizia Penitenziaria, il 17% dei Vigili del Fuoco e il 4% del Corpo Forestale dello Stato. Sono intervenuti alla presentazione dello studio il Segretario Generale dell'Ugl, Giovanni Centrella, il vice Segretario Generale dell'Ugl, Paolo Varesi, ed i Segretari Nazionali dell'Ugl Polizia, Valter Mazzetti, dell'Ugl Corpo Forestale dello Stato, Danilo Scipio, dell'Ugl Polizia Penitenziaria, Giuseppe Moretti, e dell'Ugl Vigili del Fuoco, Fernando Cordella. Ha partecipato inoltre l'On. (FI) Renata Polverini, Vice Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. Per Centrella "gli operatori del comparto Sicurezza rappresentano la spina dorsale del Paese e le risorse dedicate al settore non possono essere considerate degli sprechi, bensì un investimento per l'intera collettività". Mentre per Varesi, si tratta di "dati allarmanti sui disagi vissuti dagli operatori delle Forze dell'Ordine che, come tutti gli altri lavoratori, non sono certo immuni al periodo di crisi che tutto il Paese sta attraversando, né tantomeno alle difficoltà connesse ai continui tagli delle risorse, al blocco del turn over, al tetto stipendiale. Mentre la politica e il governo cercano continue scuse per non occuparsi del crescente malessere degli operatori del comparto, - conclude il sindacalista - il sindacato non può sottrarsi al compito di farsi interprete dei loro bisogni e portavoce delle loro esigenze, richiamando tutte le istituzioni alle proprie responsabilità"

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