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Notizie

Meglio un giorno da Borsellino ....

Oggi la fiaccolata per Paolo Borsellino e le altre iniziative, per ricordare. Per esserci.
Ventidue anni fa, era una domenica di luglio. Ero a casa. Faceva caldo. In quei giorni nell’aria c’era come un’atmosfera di strana attesa, come se qualcosa di grosso stesse per accadere. C’era lo sdegno di molti palermitani per la strage di Capaci che meno di due mesi prima aveva dilaniato Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e la sua scorta. A Palermo c’erano state manifestazioni e fiaccolate. I mafiosi, gli assassini, erano tutti fuori, liberi e pronti a scannare i propri nemici. E tutti avevano la strana consapevole intuizione che la mattanza non fosse finita, ma che l’omicidio di Falcone dovesse preludere ad altre, efferate azioni. Un botto, gigantesco e sordo. E cambiò tutto.

Dalla finestra vidi una colonna di fumo nerissimo farsi largo nel cielo azzurro. Era chiaro che era successo qualcosa di terribile. In linea d’aria il fumo non era lontano da Monte Pellegrino. Scesi in strada e, incredibile a raccontarlo, mi limitai a seguire la scia interminabile di ambulanze e di auto di forze dell’ordine varie che sfrecciavano come impazzite in via Libertà. Come uno zombie seguii il macabro richiamo di sirene e lampeggianti. All’inizio si era detto che una bomba forse aveva colpito il giudice Ayala. Poi, le voci cambiarono obiettivo. È Borsellino, è Borsellino…
In via D’Amelio altri zombie, tanti, vagavano come intontiti o come pellegrini spaesati in un luogo estraneo e sconosciuto. La via D’Amelio in quel giorno non era Palermo. Non erano riconoscibili le facciate dei palazzi, il manto stradale, le auto posteggiate. Ma era Palermo. Non c’era più Borsellino. E non c’erano più Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. Era saltato via tutto. Era saltato tutto. Ogni limite era saltato. Da allora nessuno di noi sarebbe più stato lo stesso. Due anni prima Paolo Borsellino era stato ospite a Siracusa della Festa del Fronte della Gioventù. Ai ragazzi del Msi aveva rivolto un accorato invito, di non smettere di lottare per le proprie idee, di continuare ad affermarle, mantenendo la coerenza e l’entusiasmo. La stessa coerenza che il giudice Borsellino, servitore della Legge e dello Stato, visse fino all’ultimo, nell’adempimento del proprio dovere. Perché era giusto. Perché andava fatto per l’Italia. Da allora, quei ragazzi e molti altri che sono venuti dopo di loro ricordano Paolo con la fiaccolata che parte da piazza Vittorio Veneto alle 20 per arrivare in via D’Amelio. Allora come oggi. E poi molte altre iniziative. Di ogni colore politico. Perché un vero uomo di Stato rappresenta l’Italia e ha come bandiera quella italiana. Che è di tutti. E noi vogliamo esserci.

Alberto Samonà - resapubblica.it

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